lunedì 19 settembre 2011

Agnosticismo e naturalismo (seconda parte)

Link diretto alla prima parte dell'articolo 

Il naturalismo, benché si tratti di una posizione filosofica che io rigetto, ha un notevole pregio: esso è schiettamente realista e quindi per contrasto anti-idealista. 

Uso il termine idealismo in un'accezione piuttosto ampia seguendo la lezione di Etienne Gilson: è idealismo ogni filosofia che abbia il suo punto di partenza nel cogito, ovvero ogni filosofia secondo cui il pensiero non può conoscer nulla al di fuori di sé stesso, al di fuori delle proprie idee e percezioni; ogni conoscenza si risolve così all'interno del pensiero, l'intero essere si riduce all'essere conosciuto, e la conoscenza pertanto è solo conoscenza del pensiero stesso. Si pensi appunto a Kant, che nella Critica protesta di non essere idealista, quando in realtà tutta la sua filosofia è incentrata sul cogito; oppure anche ad un David Hume il quale inizia col dire che non esisterebbero altro che le singole percezioni, per approdare da ciò ad un radicale scetticismo. Insomma, per citare ancora Gilson, è idealismo ogni filosofia il cui punto di partenza sia sintetizzabile con la seguente massima: a nosse ad esse valet consequentia


È vera conoscenza questa? Il realista risponderebbe di no, e la ragione del suo disaccordo è proprio ciò che lo caratterizza come realista: la conoscenza, per essere chiamata tale, deve avere un oggetto; come sarebbe possibile conoscere qualcosa se non ci fosse qualcosa da conoscere? Si può conoscere solo ciò che è, ab esse ad nosse valet consequentia, questa è la strada del realismo. L'idealista pretende di definire a priori cosa sia la conoscenza, senza assegnare ad essa un contenuto, ma una conoscenza vuota non esiste; nell'idealismo la definizione propedeutica del metodo diventa condizione necessaria di ogni altra speculazione (si pensi a Cartesio) ma ciò è un errore per il realista, perché l'unica maniera di definire il metodo è far sì che esso si adegui all'oggetto stesso della conoscenza. Quando si parte del presupposto idealistico, scrive Gilson, 

... la filosofia moderna, nella misura in cui non abdica in favore della scienza, presenta l’aspetto di un campo di battaglia dove lottano indefinitamente delle ombre irreconciliabili: il pensiero contro l’estensione, il soggetto contro l’oggetto, l’individuo contro la società, altrettanti frammenti disintegrati del reale attraverso l’analisi dissolvente del pensiero e che essa tenta in vano di reintegrarvi.

Al contrario, realisticamente, è necessario che:

... la filosofia della conoscenza non pretenda di essere una condizione dell’ontologia ma si sviluppi in essa e con essa, essendo insieme atta a spiegare e a essere spiegata, sostenendola ed essendo sostenuta da essa, come si sostengono mutuamente le parti di una filosofia vera.

Si potrebbe continuare a lungo la discussione intorno al realismo, e sarà sicuramente questo argomento di molti interventi sul mio blog, ma per ora bastino le poche nozioni appena esposte.

Il naturalismo, come scrivevo appunto più sopra, è fermamente realista perché fa suo il presupposto fondamentale delle scienze sperimentali (presupposto spesso spontaneamente e pressoché inconsapevolmente accettato dagli addetti ai lavori): noi osserviamo il mondo che ci sta di fronte e scopriamo in esso un ordine; possiamo formulare attraverso il nostro linguaggio le leggi cui esso è sottoposto e ricavare da esse delle previsioni sul divenire. Non solo, ma anche noi stessi siamo parte del mondo e pertanto anche il soggetto conoscente può a sua volta diventare suo stesso oggetto di conoscenza, posizione questa che, si nota subito, è ben lontanta dal kantismo. Ancora, si possono conoscere le cose in maniera completamente oggettiva, ovvero prescindendo del tutto da qualsiasi giudizio di valore e rifiutando sistematicamente di formulare ipotesi teleologiche, cioè l'idea che le cose siano il risultato di un progetto. Questo postulato di oggettività così rigido è sicuramente discutibile - può essere accettabile come criterio di lavoro nelle scienze sperimentali mentre in generale sarebbe estremamente riduttivo accettare come conoscenza valida solo quella che si fonda su di esso - ma innegabilmente esso esprime una posizione marcatamente realista.

Fin qui tutto bene, ma per il naturalista ora iniziano i problemi ed il perché è abbastanza semplice. Lo vediamo subito. Viviamo in un mondo in continuo divenire dove ogni cosa è contingente ed ha una sua ragion d'essere: non ci sarà allora una causa prima che sia anche un essere necessario che giustifichi l'essere contingente di tutto ciò che osserviamo? Il nostro mondo inoltre è perfettamente ordinato: donde viene questo ordine? Se l'ordine è proprio questo e non un altro, qualcuno o qualcosa l'avrà stabilito. Insomma esiste Dio? Sembra di sì. E come sarà Dio affinché l'esistenza di tutto ciò che osserviamo sia giustificabile? Dio sarà un essere sommamente semplice in quanto ecc. ecc. proseguendo con le domande e relative risposte. Ovviamente sto procedendo velocemente e con molte semplificazioni, ma ciò che mi preme qui è solo mostrare che in definitiva, accettato il realismo, una teologia naturale diventa possibile, ed il naturalista, volente o nolente, dovrà confrontarsi con essa.

Esistono certamente tentativi ingenui di parlare di Dio a partire dall'osservazione della natura, come l'Intelligent Design, ma innegabilmente esiste anche una teologia naturale di altissimo livello, ed arriviamo così all'argomento che mi sta a cuore e di cui parlerò spesso in questo blog: il naturalismo condivide il suo realismo con la grande tradizione aristotelico-tomista. I naturalisti di oggi sono allora costretti a confrontarsi con Aristotele, Tommaso d'Aquino e le sue dimostrazioni dell'esistenza di Dio; riusciranno i primi a restare in piedi sullo stesso campo di questi pesi massimi della filosofia? E non c'è solo la questione dell'esistenza di Dio. Uno dei punti che più mi ha colpito della filosofia di Tommaso è la sua dimostrazione dell'esistenza dell'anima spirituale dell'uomo: è soprendente come a partire dalla definizione dell'anima come forma del corpo, concezione che non si fatica a far accettare ad un naturalista, a piccoli passi l'Aquinate ci conduce  attraverso una sofisticata analisi dell'intelletto umano, che porta alla conclusione che le operazioni dell'intelletto stesso non possano essere interamente comprese come operazioni di una sostanza materiale, ergo l'anima intellettiva deve esistere come sostanza separata (ovvero come forma senza materia secondo la terminologia di Tommaso). Tornerò sicuramente a parlare della dottrina tomista sull'anima nel mio blog, per ora bastino questi pochi cenni, in quanto la mia intenzione era solo di indicare con cosa i naturalisti dovrebbero realmente confrontarsi.

Vorranno e riusciranno i naturalisti ad accettare questa sfida? Finora io non ho ancora trovato alcuna seria obiezione mossa dal naturalismo al tomismo, e questo ci porta finalmente alla risposta della domanda che avevo posto alla fine del mio precedente intervento sul blog: quando il naturalista viene messo alle strette da una teologia naturale fatta come si deve, e non volendo accettare l'esistenza di cose che non vuole, Dio e l'anima, egli finisce col rifugiarsi nell'armamentario teoretico del kantismo con le relative confutazioni della teologia naturale, finendo così per cadere nella contraddizione di accettare entrambe le tesi A e N, come già spiegato la volta scorsa. Insomma l'ideologia, come al solito, gioca brutti scherzi. 

PS Prevengo una possibile obiezione. Si potrebbe sostenere che anziché rifugiarsi nel kantismo il naturalista potrebbe abbracciare l'empirismo. Poco cambierebbe e non ci vuole molto a vedere che tutto il discorso che ho fatto potrebbe benissimo ripetersi in maniera non dissimile sostituendo l'empirismo al kantismo; del resto sia l'uno che l'altro finiscono sotto la stessa etichetta di idealismo secondo la definizione di Gilson. Ed inoltre basterebbe ricordare come lo stesso Hume dimostrava che, abbracciando l'empirismo, l'unico approdo coerente era quello di uno scetticismo radicale, posizione ovviamente del tutto in contraddizione con il naturalismo.

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