mercoledì 27 marzo 2013

Postille a "una proposta di matrimonio"

Dopo aver pubblicato il mio precedente post sul matrimonio, ho avuto alcune discussioni in cui mi sono state poste alcune obiezioni e che mi hanno spinto a fornire qualche ulteriore chiarimento del mio pensiero. 

Innanzitutto dico che la mia "proposta" è un'idea che mi piacerebbe si diffondesse ma che ovviamente necessiterebbe di essere discussa e sviluppata da persone molto più competenti di me, e la mia speranza è che ciò possa avvenire. Ciò che scrivo quindi non ha la pretesa di essere un'esposizione completa e sistematica, ma solo un momento di una discussione che spero possa poi continuare con il contributo di altri.





Forse l'obiezione più dura che mi è stata mossa è quella secondo cui la mia intenzione sarebbe quella di voler aggiungere qualcosa al matrimonio sacramentale, di volere in qualche modo renderlo più saldo e solenne. Tale pretesa sarebbe ovviamente assurda dal momento che, secondo la dottrina cattolica, nel matrimonio sacramentale è Dio stesso che agisce e nulla può essere aggiunto alla sua opera, l'azione di Dio non è mai manchevole.
Rispondo che mai ho pensato di poter "migliorare" in qualche modo il matrimonio sacramentale e che il mio discorso riguarda essenzialmente il matrimonio civile. Ritengo infatti che l'indissolubilità del matrimonio possa essere riconosciuta dalla retta ragione (perciò anche dai non cattolici) e che non sia necessariamente legata alla natura sacramentale del matrimonio, che invece è materia di fede e che solo i cattolici potrebbero accettare.
Ci si deve quindi domandare se l'indissolubilità sia legata solo all'essere cattolici oppure se essa sia legata alla natura umana, costituisca un bene autentico per tutti e possa essere riconosciuta da chi usa la ragione ed il buon senso. Siccome io propendo per questa seconda ipotesi, ed al tempo stesso vedo che questo modo di pensare è del tutto estraneo alla mentalità moderna, ritengo sarebbe importante da parte di coloro che credono nell'indissolubilità del matrimonio chiedere un riconoscimento ufficiale della loro posizione, perché in questo modo si riuscirebbbe finalmente ad esser notati, ascoltati ed influenti.

Mi è stato allora chiesto perché nel mio discorso io mi appoggi al Catechismo quando invece ciò che interessa qui è il matrimonio civile. Rispondo che innanzitutto mi sto rivolgendo principalmente ai cattolici perché è in loro che ripongo la maggiori speranze per un cambiamento, e poi perché ritengo che nel Catechismo siano contenute molte verità che non sono solo di fede, ma anche di ragione. Forse si potevano evitare riferimenti al Catechismo ed appoggiarsi esclusivamente ad altre fonti, però è anche importante sottolineare che ci sono alcuni principi metafisici, antropologici ed etici che appartengono sì al deposito della fede, ma sono anche nel dominio della filosofia; ho allora reputato giusto indicare come nel Catechismo ci siano verità che possono essere colte e discusse da chiunque, e non solo da cattolici convinti. Ho cercato di mostrare come il Catechismo possa essere di interesse per tutti, così come, nello specifico, la concezione del matrimonio in esso accolta. Ma chiaramente la questione è complessa, si ricollega direttamente al discorso sui preambula fidei e sui fondamenti del diritto naturale e più in generale sul rapporto tra metafisica e teologia; si potrebbe insomma scrivere un intero trattato sull'argomento, e non basterebbe ancora. Io mi sono limitato a buttare giù qualche idea.

Mi è stato inoltre fatto notare che la parte sui danni provocati dal divorzio andrebbe approfondita, e che in realtà non sarebbe la legge sul divorzio in sé il vero problema, ma la cultura precedentemente affarmatasi che poi ha prodotto tale legge. Rispondo che sono perfettamente d'accordo. Purtroppo è difficile in un articolo parlare di tutto ed impossibile approfondire ogni punto. La legge sul divorzio è arrivata dopo che la mentalità era stata sufficientemente preparata, ma è al contempo vero che una legge crea cultura, e l'introduzione del divorzio accentua un modo di pensare e di comportarsi che era già presente; si innesca insomma un circolo vizioso che bisogna ora cercare in qualche modo di spezzare.

Alla fine, per ulteriore chiarezza, tutto il mio pensiero sull'argomento può essere riassunto nel modo seguente: 1) Penso che l'istituto del matrimonio sia insito nella natura dell'uomo. 2) Credo che ciò sia riconoscibile da chiunque usando il lume naturale della ragione. 3) Penso pertanto che una società giusta debba accettere l'indissolubilità del matrimonio indipendentemente dalla fede dei singoli. 4) Mi pare che l'essersi allontanati da queste verità abbia prodotto gravi problemi 5) Constato quanto sia difficile presentare questi concetti alla mentalità moderna che è ormai abituata a paradigmi radicalmente differenti. 6) Ritengo che una legge come quella che ho proposta possa essere di grande aiuto per il ritorno ad una sana concezione del matrimonio. 7) Non credo assolutamente che una tale legge possa essere definitiva, ma solo un primo passo. (Pensate ad esempio alle leggi di quegli stati americani che impongono alla donna di osservare l'ecografia prima di abortire, non si può certo pensare che quella sia la situazione ideale, ma è un primo importante passo per far cambiare mentalità).

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