martedì 20 agosto 2013

The Cambridge Declaration on Consciousness. Attenzione ai vecchi errori.

Il 7 luglio 2012, un gruppo di importanti neuroscienziati riuniti a Cambridge ha firmato un documento (The Cambridge Declaration on Consciousness) che sintetizza i risultati delle più recenti acquisizioni scientifiche nello studio del cervello e del sistema nervoso degli animali e dell'uomo. In breve, le conclusioni sono che non solo sembra esserci, per l'uomo e l'animale, grande similitudine tra i rispettivi substrati neurali associati alla coscienza e all'intelligenza, ma pare anche che queste funzioni, finora attribuite solo agli animali dotati di corteccia cerebrale, si appoggino anche agli strati subcorticali del cervello, lasciando quindi campo aperto all'ipotesi che anche animali senza corteccia cerebrale possano avere coscienza ed intelligenza.

La conclusione del documento è la seguente (traduzione ed enfasi sono mie):

«L'assenza della neocorteccia non sembra precludere ad un organismo la capacità di esperire stati affettivi. Diversi indizi convergono nell'indicare che gli animali non umani possiedono i sottostrati neuroanatomici, neurochimici e neurofisiologici associati alla coscienza, insieme alla capacità di mostrare comportamenti intenzionali. Di conseguenza, indizi in abbondanza suggeriscono che gli umani non siano gli unici a possedere i substrati neurali che generano la coscienza. Anche animali non umani, tra cui tutti i mammiferi, gli uccelli e molte altre specie, inclusi i polipi, possiedono questi substrati neurali.»


Fin qui il documento, che si limita a presentare conclusioni strettamente scientifiche: il sistema nervoso umano e quello di molti animali sono estremamente simili. Purtroppo nella divulgazione queste conclusioni vengono spesso gravemente travisate (volontariamente o meno qui non ci interessa), dando a credere che anche molti altri animali possiedano una coscienza ed un'intelligenza paragonabile a quella dell'uomo. Si tratta di un vecchio errore che già ricorreva ampiamente nel 19° secolo, quando le similitudini fra gli organismi messe in luce dallo studio dell'anatomia comparata venivano utilizzate per sostenere che tra la natura dell'uomo e quella degli animali ci fosse solo una differenza di grado e non di ordine. Oggi si tratta invece delle similitudini tra gli organismi rivelati dalle neuroscienze, ma l'interpretazione che se ne ricava, e quindi gli errori, è praticamente la stessa.

Già allora ci fu chi intervenne a confutare questo errore, e qui in particolare vorrei proporre un testo dell'abate Antonio Stoppani, uno dei più importanti geologi e paleontologi dell'epoca. La differenza tra uomo e animale è infinita, e questo è un fatto evidente ed inoppugnabile che lo Stoppani ci descrive in modo molto suggestivo parlandoci dell'arte e della filosofia di cui l'uomo è capace, della coscienza morale, dell'amore che lo anima e lo muove, dell'aver coscienza della propria esistenza e di ciò meravigliarsi, degli interrogativi dell'uomo sull'origine propria e di ogni cosa, del poter farsi un'idea di Dio. Niente di tutto ciò è ravvisabile negli altri animali, e dunque, se tanto chiare sono le similitudini che si rivelano tra l'organismo umano e quello animale, sempre più chiaro diventa che un altro principio, un principio superiore, è quello che costituisce l'uomo. Non mi dilungo a spiegare, lascio che sia lo Stoppani a farlo, con una trattazione che è ancora attualissima. Il testo è tratto da Il Dogma e le Scienze Positive (1884), un'opera scritta al fine di educare gli apologisti alle risposte razionali da opporre alle obiezioni poste alla fede cattolica. Per una comprensione più facile del testo premetto che nel primo paragrafo l'abate si rivolge agli apologisti per spiegare con degli esempi come NON si debba rispondere e come NON si debbano contestare i risultati scientifici in sé stessi, ma le errate interpretazioni filosofiche che da essi si pretende di ricavare. Dopo questa premessa passa poi ad illustrare il corretto modo di ragionare e quali siano gli errori dei materialisti. Buona lettura (anche nel seguito le enfasi sono mie).

Antonio Stoppani - Il Dogma e le Scienze Positive (1884)
Parte II, capitolo III
Massime da seguirsi dall'apologista cattolico
Falso sistema usato per combattere le conseguenze della teoria di Darwin. Dialogo sull'uomo-scimmia

Vediamo ora il sistema che tengono i naturalisti contrari (questi sono gli apologisti che lo Stoppani poi rimprovera - n.d.r.) alla teorica del celebre inglese, tra i quali si schiereranno sicuramente gli apologisti. Il sistema è semplicissimo, e, se si vuole, è anche logico fino a un certo punto, come e logico l'accettare battaglia sul campo dove si presenta il nemico. — No — dicono essi: — codeste somiglianze non esistono punto: i piedi dell'uomo sono ben diversi dalle mani posteriori delle scimmie; diversa è la forma del cranio; diversa quella dei denti, ecc. ecc. — Così, dàlli, dàlli, tra obbiezioni e risposte, tra picchi e ripicchi, con un diluvio di parole e di pagine, si riesce a portare la questione sopra un muscolo, un tendine, un nervo, un ossicino, un'ugna, un pelo, disputandosi il terreno palmo a palmo, millimetro a millimetro, quasi si trattasse di distinguere il gatto dal cane, la pantera dal leone, il gorilla dal chimpanzè. Via; si può egli negare che l'uomo è animale? Mai più. Si può egli negare che la somiglianza tra l'organismo umano e quello delle bestie si verifica al massimo grado tra quello dell'uomo e quello delle scimmie? Mai più. Perchè adunque (parlo agli apologisti) perdersi a tener dietro a delle questioni, le quali, prese per se stesse, non possono interessare che il naturalista? Perchè contendere con ansia affannosa all'anatomia comparata le sue scoperte, i suoi risultati, i quali, se son veri, non fanno che confermare e precisare il concetto della somiglianza tra quel congegno che Dio volle unito all'intelligenza dell'uomo, per metterla in comunicazione coll'universo, e quello il quale fu concesso dal Creatore agli animali, come termine di un principio unicamente senziente? Questo concetto non è già forse fin dai primissimi tempi nella coscienza di tutti? Collo stabilire nuove differenze, o coll'impugnare lo somiglianze difese dagli avversari, si riuscirà forse a distruggere o ad infermare la portata dei fatti di prima evidenza? Si tratterà sempre di più o di meno. Che l'umano organismo presenti delle diversità, non solo apprezzabili, ma veramente enormi in confronto con quello dei semplici animali; che anche il paragone tra l'uomo e la scimmia antropomorfa non faccia che mettere in maggiore evidenza la perfezione e la granile superiorità fisiologica del primo; che la testa sia eretta, la stazione verticale, quasi simbolo della sua origine celeste e de'suoi celesti destini, mentre gli altri animali, chiamati, con termine generico cosi appropriato, reptilia, reptantia o repentla della Genesi, sono obbligati ad andar carponi o strisciando col ventre a terra; che la bellezza e l'armonia delle sue forme, l'espressione del viso e di tutte le sue membra, capaci di tradurre visibilmente all'esterno quanto risponde alla sublimità del pensiero, alla potenza dell'affetto, alla bellezza dell'arte; che la complessiva perfezione e squisitezza dei sensi; che tutto insomma assicuri all'uomo, anche dal lato del semplice organismo corporeo, un alto grado d'eccellenza sopra tutti gli animali della terra, è questo un fatto non impugnato dagli stessi materialisti più esagerati. Ma ancora non è questo, no, che assicuri all'uomo una natura diversa da quella degli animali; che ne faccia il sovrano dei tre regni, la creatura divina, ed anche nello stato di semplice natura l'immagine di Dio, il figlio dell'Eccelso.

«Facciamo l'uomo ad immagine e somiglianza Nostra, ed egli imperi ai pesci del mare, ai volatili del cielo, alle bestie della terra». (1) «Gli hai dato un grado di poco inferiore agli Angeli; lo hai coronato d'onore e di gloria, e l'hai elevato sopra tutte le opere della tua mano. Tutto hai assoggettato a' suoi piedi, le pecore, i bovi e tutte le fiere della campagna; gli uccelli dell'aria e i pesci del mare». (2) «Voi siete dèi, e figli tutti dell'Altissimo». (3) Questi sono altrettanti testi che affermano e definiscono, conformemente al dettame della nostra coscienza, la vera natura dell'uomo, diversa dalla natura belluina, ed infinitamente superiore ad essa, anche prescindendo dal soprannaturale che la perfeziona e più propriamente la divinizza, e questi sono i dogmi che noi dobbiamo difendere. Che se i fisiologi, i materialisti, gl'increduli, appunto perché increduli, non vogliono saperne di verità rivelate; se vogliono anche, come fanno ai nostri giorni, rinnegare la coscienza propria, la coscienza del genere umano, cancellare con un tratto di penna tutte le tradizioni, tutta la filosofia pagana, e cristiana fino all'ultime affermazioni che la coscienza suggerisce anche al selvaggio, e trincerarsi nel campo dell'anatomia e della fisiologia esperimentale; voi, dopo aver loro concesse tutte le somiglianze vere tra l'organismo dell'uomo e quello delle scimmie, ed anche di più se ne vogliono, li incalzerete a spiegarci per qual legge fisiologica possano quelle differenze organiche, da loro riputate così leggiere, e che relativamente lo sono, determinare da una parte la bestia irrazionale, muta, stazionaria, automatica, dall'altra l'uomo intellettivo e volitivo, l'artista, il poeta, il letterato, lo storico, il filosofo, il matematico, il naturalista, il teologo, il legislatore, il condottiere d'armate, il reggitore dei popoli, lo scopritore dei mondi, lo scrutatore del tempo e dello spazio. Eccoci qui praticamente davanti ad uno di quei casi, nei quali, come ho detto, si può cavare una prova certa e affatto razionale del dogma da quegli stessi fatti da cui si argomenta l'incredulo di poter cavare le conseguenze più al dogma contrarie. Ditemi di grazia: a quale risultato si è giunti dopo tanti studi comparativi di anatomia e di fisiologia sugli animali e sull'uomo? A nessun altro che a questo; di rendere sempre più dimostrato, sempre più evidente ciò che da tutti si sapeva e fu ammesso in tutti i tempi, dai dotti e dagli indotti, dai naturalisti e dai filosofi, dagl'increduli e dai credenti, dagli atei e dai teologi, cioè che l'uomo è, per quanto ha di materiale e di sensibile, un animale, che sente e funziona come gli altri animali. «Idcirco unus interitus est hominis et jumentorum, et sequa utriusque conditio».(4) Così l'Ecclesiaste, più migliaja d'anni prima dei naturalisti. I materialisti ne hanno cavato le conseguenze più contrarie non solo al dogma, ma alla filosofia, alla coscienza, al senso comune, quale è quella che tra l'uomo e lo scimmie, anzi tra l'uomo e le bestie, non c'è alcuna sostanziale differenza. I filosofi e gli apologisti, accettando la battaglia su questo campo e limitando tutta la loro strategia ad impugnare o almeno a mettere in dubbio, ad attenuare i fatti di cui si armano gli avversari, che altro hanno fatto se non riconoscere, una volta che i fatti sussistessero realmente, la legittimità delle conseguenze e rinforzarne il valore? Se venisse giorno, per un'ipotesi, che si trovi una scimmia, o vivente o fossile, affatto simile all'uomo, quanto all'organismo corporeo, tanto che uomo e scimmia non possano più distinguersi zoologicamente che come si distinguono il cane dal lupo, il cavallo dall'asino, il gorilla dal chimpanzè, la dareste vinta ai materialisti? — Mai più.

— Eppure... perdonate... il vostro sistema vi mette già in posizione di farlo. Condizionatamente l'avete già data per vinta ai nemici della filosofia e del dogma. Voi avete già detto senza volerlo dire: — Provatemi che l'uomo è organizzato perfettamente come le scimmie, e noi ammetteremo che quello da queste deriva, e non c'è tra l'uno e l'altre differenza sostanziale. — Io dico invece che, quando si potesse verificare il supposto, la vittoria sarebbe nostra (se pur sentiamo ancora il bisogno di vincere), né gli avversari troverebbero più modo di ripigliarsi. Prestate orecchio, se vi piace, al seguente dialogo ch'io m'immagino debba tenersi di qui ad un tempo indeterminato.

Il materialista. — L'uomo-scimmia è trovato.
Il filosofo. — L'uomo-scimmia? ….
Il materialista. — O la scimmia-uomo, che poi vale lo stesso. Cranio, denti, mani, piedi, cervello, tutto si assomiglia perfettamente. Appena rimane quanto può distinguere specie da specie, cane da lupo, l'elefante africano dall'indiano.
Il filosofo. — Ride? Piange? Parla? Canta? Gestisce? E se non è comparsa jeri al mondo, codesta scimmia-uomo, ha imparato almeno a spezzare una pietra, a tagliare un osso, ad aguzzarsi un legno, a costruirsi una capanna, a tessere, a seminare, a far quello, insomma, che sa fare da tante decine di secoli il selvaggio dell'Australia e della Nuova Guinea, e seppe fare cosi a meraviglia il primo troglodita dell'epoca della renna, e il primo costruttore delle antichissime abitazioni lacustri?
Il materialista. — Codeste no, ma...
Il filosofo. — Avete almeno verificato se pensa, ragiona, ama, odia; se dà alcun segno, insomma, d'intelligenza e di libera volontà?
Il materialista. — Che importa ciò? L'uguaglianza d'organismo è quanto si può dire perfetta? Non ammette eccezioni.
Il filosofo. — Importa moltissimo a noi che non abbiamo messo mai innanzi la struttura del corpo umano ed i fenomeni rivelatori del senso animale come caratteri che distinguono l'uomo dalla bestia. A quel che vedo la vostra scimmia-uomo è ancora un animale e nulla più. Anzi, se quell'animale, fornito com'è di un organismo che ha una somiglianza perfetta con quello dell'uomo, non ride, non piange, non canta, non suona, non favella, non s'industria, non dà alcun segno d'intelligenza, di raziocinio, di libera volontà; è chiaro che, non dalla perfezione dell'organismo, nè dal principio senziente che lo informa, ma da un principio superiore ad esso e di diversa natura provengono l'intelligenza e la volontà dell'uomo. Confessate dunque ormai che l'animale ragionevole ha, non già un organismo fondamentalmente diverso, ma veramente una diversa natura da quella dell'animale irragionevole. Non per altro sostanzialmente, e già da un pezzo; noi distinguiamo l'uomo dalla bestia. Fino a tanto che si osservavano così apprezzabili differenze tra l'organismo dell'uomo e quello delle scimmie, c'era per voi una ragione, o per lo meno un pretesto, di attribuire a semplice perfezione d'organismo ciò che l'uno fa di tanto superiore alle altre. Ora ogni pretesto è levato di mezzo. La vostra scoperta mette finalmente l'ultimo suggello alla verità delle nostre filosofiche e religiose credenze. — Signatum est super nos lumen vultus tui, Domine. — Il Savio antico ti mette il ghiaccio nel cuore quando, assumendo quasi il linguaggio del materialista, ti domanda: che cosa mai distingue gli uomini dallo bestie? muojono gli uomini come le bestie, ed eguale è la loro condizione quaggiù. Gli uni e le altre lo stesso aere respirano; gli uni e le altre, usciti dalla terra, alla terra ritornano. Chi sa dire (osservando tutto quello che si presenta ai sensi quaggiù) se lo spirito dei figliuoli d'Adamo salga in alto, e quello delle bestie discende al basso? Ma qual'è, domanda finalmente, la conclusione di tutto questo? — Time Deum et mandata ejus observa hoc est enim omnia homo. — Temi Dio, e osserva i suoi comandamenti: tutto l'uomo sta qui. L'avere intelletto d'amore: il potere col suo spirito trascendere anche quaggiù i tempi e gli spazi, per immergersi nell'infinito: la Religione infine, in cui si attua, si completa, si assomma tutto il complesso delle umane facoltà. Ecco ciò che distingue l'uomo dai bruti.


(1) Genesi, I, 26.
(2) Salmo Vili, 0-S.
(3) Salmo LXXXI, 6.
(4) Eccl. III, 19.

3 commenti:

kerygmatico ha detto...

Che meraviglia questa citazione! Grazie!
Mi permetto da oggi di tener monitorato il tuo blog (scelgo il tu ^^) insieme agli altri per evenutali segnalazioni nella mia rubrica "blog dei blogs" di Croce-via.

http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2013/10/07/blog-dei-blogs-breve-rassegna-web-05/

Complimenti e buon lavoro!

Errata Corrige ha detto...

"chimpanzé"

hybridslinky ha detto...

Il testo è tratto da Il Dogma e le Scienze Positive di Antonio Stoppani, e non dall'articolo di Francesco Gasco sulla Rivista di Filosofia Italiana linkato dal precedente commentatore.

Nel testo di Stoppani, che ho in PDF scannerizzato ed ho anche consultato in biblioteca, la grafia è "chimpanzè".

Faccio anche notare che per l'articolo di Gasco, il testo linkato è ottenuto con l'OCR, che però proprio su chimpanzè ha sbagliato, infatti guardando direttamente le pagine digitalizzate si può vedere che l'accento è grave, esattamente come nel testo di Stoppani: https://archive.org/stream/rivistadifiloso00morsgoog#page/n202/mode/1up