domenica 11 agosto 2013

Un breve commento sulla fallacia naturalistica

Nell'ultimo mese mi è capitato di scrivere su facebook o su altri blog dei commenti abbastanza articolati. Poiché si tratta di informazioni che possono tornare sempre utili, ho deciso di riportarli anche nel mio blog per averli a portata di mano ed eventualmente citarli quando necessario.

 Un amico aveva condiviso la seguente citazione:

«La mera efficacia di una qualsiasi proposizione prescrittiva dovrebbe sempre essere accompagnata da un'adeguata giustificazione (...), una motivazione fornita discorsivamente, riconoscendo anche le eventuali argomentazioni contrarie, confrontandosi con esse e magari confutandole: ad argomenti (ma, ovviamente, solo ad essi), occorre che tanto il legislatore quanto il magistrato rispondano con argomenti.» (da Ragione, dialettica e argomentazione giuridica - Il progetto di Robert Alexy, di Massimo Mancini, Giappichelli 2012, pag. 3)

Trovo quanto espresso sia più che corretto, ma incompleto. È il problema della fallacia naturalistica, che può essere espressa nella formulazione cosiddetta mountain range effect (effetto catena montuosa) che inficia il moderno giusnaturalismo razionalista. Ridurre una proposizione prescrittiva ad una descrittiva fornisce una giustificazione prossima, ma subito fa nascere un altro problema che richiede un'altra proposizione prescrittiva da giustificare e così via. Per chiarire: A è buono? Se rispondo che A è buono perché conforme a un fatto o insieme di fatti naturali B, immediatamente nasce la domanda se B sia buono (così come in una catena montuosa appena superata una cima subito se ne incontra un'altra da scalare). Tutti i fini naturali, anche se accettati e non empiristicamente disconosciuti, restano comunque meri dati di fatto, che essendo ingiustificati non hanno ragione di essere moralmente obbliganti. L'unica soluzione è ammettere una Causa Prima, un Creatore che sia appunto principio primo e fine ultimo, in cui coincidano verità e libertà, che tutto produce e tutto richiama a sé, e da cui tutti i fini naturali dipendano e siano stati coscientemente scelti proprio per il massimo bene delle creature stesse. Insomma solo in una prospettiva teistica il giusnaturalismo può essere giustificato. Ateisticamente etica e diritto naturale non hanno alcun senso. Per questo l'ateismo non dovrebbe essere tollerato in alcun modo (altro discorso ovviamente è se, e fino a che punto, tollerare gli atei). Consiglio di leggere questo articolo: A. Sanmarchi, Dio, il senso della vita e la vita senza senso dell'ateo, Aquinas, 2-3, 2003, pp. 329 che è possibile scaricare qui: http://www.teorefilo.net/abstracts.html

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